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I progetti attivati dall'azienda USL di Modena

 
 
 

Dallo sport per gli adolescenti che soffrono di disturbi emotivi di base all’attività fisica per aiutare le persone a smettere di fumare: il movimento è sempre più presente in diversi percorsi dell’Azienda USL di Modena.

 

Praticare attività fisica per prevenire le patologie croniche e ridurne le conseguenze, per contrastare la demenza senile, per smettere di fumare, per aiutare adolescenti e anziani a socializzare con i loro coetanei. Sono solo alcuni degli ambiti d’intervento in cui si inserisce il servizio Medicina dello Sport dell’Azienda USL di Modena che negli ultimi anni è diventato sempre più trasversale a diversi servizi aziendali. L’attività fisica – progettata e coordinata dagli operatori della Medicina dello Sport diretta da Gustavo Savino –  viene sempre più spesso inserita come attività in alcuni percorsi terapeutici ed assistenziali e, più in generale, viene promossa come elemento fondamentale per mantenere un sano stile di vita.

 

All’interno del Servizio opera un team di specialisti – chinesiologi specializzati in attività motoria preventiva ed adattata, dietiste, tecnici di laboratorio, psicologi – che si attivano offrendo alla persona una presa in carico multidisciplinare.

 

Uno degli ultimi progetti attivati dalla Medicina dello Sport riguarda l’attività fisica come leva per aiutare le persone a smettere di fumare. Nei mesi scorsi è stato attivato un progetto sperimentale con i Centri antifumo Ausl di Modena e Castelfranco (i Centri sono presenti in ognuno dei 7 Distretti della provincia) che prevede una specifica attività motoria adattata tra le attività dei corsi di gruppo per smettere di fumare. I partecipanti ai corsi vengono inviati nella sede della Medicina dello Sport a Modena (in via Rita Levi Montalcini) dove, nella palestra del servizio, svolgono esercizi di attività motoria adattata coordinati dai chinesiologi. Gli esercizi sono svolti sempre in gruppo, per ricreare lo stesso contesto di auto-aiuto dei gruppi per smettere di fumare. Da settembre i partecipanti avranno la possibilità di fare attività fisica all’aperto grazie ai gruppi di cammino ai quali saranno indirizzati sempre dalla Medicina dello Sport.

 

“Fra i consigli che vengono dati nei 12 incontri dei corsi anti fumo quello di incrementare l ‘attività fisica, specie all’aperto risulta fondamentale – sottolinea il dottor Massimo Bigarelli responsabile dei Centri antifumo dell’Azienda USL – Non a caso, tante iniziative che si svolgono in maggio in occasione del No Tobacco Day sono state organizzate unitamente alle camminate della salute. L’attività fisica regolare, anche mezz’ora di camminata, aumenta la performance cardiaca, l’ossigenazione ed elimina le ‘scorie  di monossido di carbonio (CO) ‘accumulate”.

 

Come per tutte le dipendenze – spiega Gustavo Savino direttore del Servizio Medicina dello Sport – nel momento in cui il fumatore inizia un percorso di dismissione vive un disagio psicologico e la difficoltà a gestire il desiderio di accendere la sigaretta può diventare un problema che genera ansia e frustrazione. L’attività motoria favorisce la produzione di serotonina a livello encefalico, neurotrasmettitore che sostiene il rilassamento e favorisce un atteggiamento favorevole al percorso di riduzione e sospensione definitiva dell’abitudine al fumo di sigaretta. Inoltre l’attività fisica migliora la risposta respiratoria e cardiovascolare”.

 

Un altro progetto recente riguarda l’accordo con l’Unità operativa Centro Adolescenza del servizio di Psicologia per la promozione del benessere psicofisico dei giovani pazienti in carico.

 

Il Centro Adolescenza è il servizio Ausl che si occupa dei disturbi emotivi di base e si rivolge direttamente ai ragazzi e ragazze tra i 14 e i 20 anni. La collaborazione con la Medicina dello sport, progetto ad oggi disponibile solo per i maggiorenni, nasce come risposta al bisogno di alcuni ragazzi di migliorare il rapporto con il proprio corpo e fornire uno strumento di regolazione emotiva.
“L’adolescenza è l’età che saluta il mondo dell’infanzia e costruisce il ponte verso l’età adulta – sottolinea Maria Corvese responsabile dei Centri adolescenza – la difficoltà di questo momento è costituita dalla necessità di integrare aspetti di sé acquisiti in famiglia con nuove capacità scoperte e sperimentate insieme ai coetanei. Lo strumento cardine di questo passaggio è il corpo ed è su questo terreno che si manifestano i conflitti e le difficoltà del momento; spesso non ci si riconosce nel proprio aspetto fisico, non ci si piace e si usa cibo, alcol, fumo e sostanze legali e illegali o l’autolesionismo per modulare questo vissuto di scontento e inadeguatezza. L’idea centrale del progetto in collaborazione con la Medicina dello Sport è quella di utilizzare, per alcuni pazienti del Centro Adolescenza, la prescrizione del medico di base per l’esercizio fisico adattato e favorire un approccio individualizzato al movimento come strumento di piacevole pacificazione con  se stessi”.

 

“L’attività motoria, oltre a rappresentare un fondamentale veicolo di salute, ha la capacità di favorire condivisione, socializzazione e integrazione tra le persone, soprattutto tra gli adolescenti – sottolinea Savino – la fascia di età che contraddistingue questo periodo della vita spesso è caratterizzata da abbandono sportivo, sedentarietà, utilizzo eccessivo ed abuso di dispositivi elettronici fino a fenomeni di isolamento e difficile integrazione nel gruppo dei pari. L’attività motoria può rinforzare l’autostima, favorire l’incontro con i coetanei e contrastare la sedentarietà prevenendo futuri problemi di salute”.

 

Prosegue, inoltre, l’attività di Esercizio fisico adattato (E.f.a.) per persone con patologie croniche (tra cui diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, trapianti d’organo o persone in attesa di trapianto, patologie inserite in uno specifico protocollo regionale) e l’Attività fisica adattata (A.f.a.) per persone con patologie muscolo-scheletriche e neuro-muscolari (tra cui cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, atroprotesi anca, artrosi, fibromialgia primaria, malattia di Parkinson). Le persone con patologie croniche vengono prese in carico dalla Medicina dello Sport in seguito a prescrizione del medico di medicina generale o medico specialista: dopo un percorso assistito con i chinesiologi vengono inviate nelle ‘palestre che promuovono salute’ (elencate nel sito della Regione Emilia-Romagna ‘Mappa della salute’ a cui collabora la Medicina dello Sport di Modena) per proseguire in autonomia gli esercizi. “Il nostro obiettivo è fare in modo che le persone proseguano l’attività motoria nel tempo e in modo autonomo – spiegano i tecnici di attività motoria preventiva ed adattata – durante il nostro percorso si offre anche una consulenza nutrizionale e psicologica per indirizzare la persone verso un sano stile di vita di cui l’attività fisica è solo una parte. E’ importante lavorare anche sull’aspetto motivazionale perché è il fattore che poi spingerà le persone a proseguire l’attività senza il nostro aiuto”.

 

A queste attività si aggiunge l’affiancamento della Medicina dello sport ai tanti gruppi di cammino che sono nati spontaneamente in provincia di Modena, in particolare dopo la fase acuta della pandemia di Covid-19: l’Ausl organizza corsi di formazione per i walking leader che coordinano e conducono i gruppi e indirizza verso queste realtà le persone con patologie croniche che hanno terminato il percorso di attività motoria adattata e vogliono restare in movimento, in alternativa alle palestre che promuovono salute.